Cristicchi è Gesù 2.0 nelle Grotte di Castellana dove si esibirà il 3 gennaio


Simone Cristicchi accende il nuovo dal vecchio. Stimola riflessioni sulla necessità di una società nuova, spirituale se pure in carne e ossa, a partire da una figura che tutti conosciamo da sempre: Gesù. Ed è proprio lui a diventare Gesù nello spettacolo che terrà il 3 gennaio prossimo nelle Grotte di Castellana, 70 metri sotto terra, nell’ambito della manifestazione ‘Natale nelle Grotte’, diretta da Eugenio Finardi.

“Per me sarà come aprire una valigia, la valigia di un cantattore – dice all’Adnkronos – Ho deciso di raccontarmi al pubblico, mostrando tutti i lati del mio percorso artistico, dalla musica popolare al Festival di Sanremo, dal teatro di narrazione alla scrittura di libri”.

Nello spettacolo ‘Viaggi e storie di un fabbricante di canzoni’, creato appositamente per questo evento, Cristicchi sarà accompagnato da tre musicisti (violoncello, chitarra e pianoforte) e reciterà “un monologo inedito – anticipa l’artista – che si intitola ‘A volte ritorno’, scritto da me assieme a Matteo Pelliti e Nicola Brunialti. Un racconto che parla di Gesù che ritorna nel mondo moderno. Una Via Crucis 2.0 alla luce di quelle che potrebbero essere oggi le stazioni: il Ce (centro di identificazione ed espulsione), il carcere, il Tso (trattamento sanitario obbligatorio). Tutte formulette – fa notare – che nascondono una repressione dell’identità”.

Quello di Cristicchi è anche “un racconto molto divertente: Gesù si ritrova di fronte ad una umanità completamente immersa in una realtà virtuale sulle tavolette degli smartphone e nessuno si accorge della sua presenza fino a quando arriverà l’ultima stazione che è una stazione vera e propria, come potrebbe essere Roma Termini, per esempio. Lì Gesù si addormenterà tra gli scatoloni e morirà, non più sulla croce, ma nell’indifferenza dell’umanità”.

Prima, però, Gesù entrerà anche “in un Apple Centre che scambierà per una cattedrale, confondendo la mela di Apple per quella di Adamo ed Eva. Lì troverà tutti gli adepti a sfogliare col dito i loro iPad, iPod, iPhone e tutto il resto. E’ un modo questo – spiega Cristicchi – per raccontare chi stiamo diventando. E l’escamotage è quello di utilizzare una presenza aliena come Gesù, un’entità che viene da fuori, da un mondo parallelo”.

Una figura, quella di Gesù, di cui Cristicchi subisce “il fascino. E’ al centro del mio percorso teatrale appena ricominciato – anticipa – Mi affascinano tutti i personaggi irregolari che hanno determinato un cambiamento di visuale nel mondo. Uno di questi è David Lazzaretti, un eretico, vissuto in Toscana alla fine dell’800, l’ultimo eretico definito tale dal Santo Uffizio”.

“Lazzaretti – sottolinea Cristicchi – che si autoproclamò secondo figlio di Dio, ideò una comunità sul Monte Amiata, fra Grosseto e Siena, in cui univa un cristianesimo dei vangeli delle origini (quindi una religiositàbasata sulla povertà e la solidarietà) a una sorta di protosocialismo, citato da Gramsci come uno dei primi esperimenti di socialismo reale. Questa comunità arrivò ad avere migliaia di seguaci in un periodo storico come quello post unitario in cui bisognava far fronte a una grossa crisi economica. Lazzaretti, con questa idea di mondo, riuscì a migliorare la vita a quei tempi”.

“I soci di questa comunità – racconta Cristicchi – dovevano mettere tutto in comune, bestiame, campi, attrezzi, per il sostentamento di tutti. Questo esperimento durò circa 10 anni nel corso dei quali la comunità di Lazzaretti si sostentò da sola, un’isola felice fuori dal mondo”.

Lo spettacolo su Lazzaretti, che si intitolerà ‘Il secondo figlio di Dio’ e debutterà ufficialmente a luglio prossimo al Mittlefest in Friuli, è “un modo per incitare al sogno e al raggiungimento di una vita più giusta basata sulla giustizia sociale. Sono convinto che si debba partire da un cambiamento basato sulla ricerca interiore, su noi stessi, sul nostro modo di vivere. Lazzaretti lo fece riuscendo a far sviluppare nei contadini della sua comunità una sensibilità superiore. Riuscì ad aiutarli a divenire poeti, artisti, falegnami. Oggi servono maestri, figure di riferimento”.

“La cosa singolare – evidenzia Cristicchi – è che l’ultima enciclica di Papa Francesco contiene molte riflessioni che erano alla base delle teorie di questo eretico. Buffo che dopo 150 anni accada questo. Chissà! Magari riscopriremo le teorie di Lazzaretti. Venne ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere durante la processione. Era divenuto nemico dei poteri forti, lo Stato e la Chiesa, che vollero toglierlo di mezzo perché il suo movimento si stava espandendo troppo”.

Simone Cristicchi, cantattore o ricercautore come lui si definisce, è sempre in ascolto della gente, delle sue storie, di chi custodisce frammenti di memoria collettiva, di chi è rimasto nell’ombra. In ascolto di chi ha impresso una direzione diversa alle cose.

Lo ha fatto sin dai suoi esordi ed ora sta continuando, sensibile, questa volta, non solo alla storia degli uomini ma alla loro parte ‘invisibile’, al loro spirito e a come le religioni lo stanno ‘raccontando’. Dai fumetti ai libri, dalle canzoni ai monologhi teatrali ogni scusa è buona per stimolare il pubblico a cavalcare con lui i suoi pensieri in cerca di una visione nuova. Ma è il palcoscenico, come luogo dell’incontro, quello che Cristicchi predilige, quello in cui può ogni volta comprendere il vero punto di approdo della sua ricerca. “Sento di essere molto più a mio agio lì che in un disco”, confida.

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