intervista a Daniele Arceri


Daniele, benvenuto ad Art Report. Hai solo trent’anni ed hai già un curriculum di tutto rispetto, hai interpretato importanti ruoli, hai lavorato con registi come Marco Risi, Massimo Ranieri, Giuseppe Tornatore ed altri. Quale ruolo ti ha dato maggiore soddisfazione?

Salve a tutti, si ho avuto grazie alla mia tenacia delle belle possibilità lavorative sono una persona che crede nel talento e si spinge verso di esso. Beh non esiste un ruolo solo ma tanti che mi sono piaciuti in quanto dentro ci metti sempre molto di te Angel in Rent di Enrico Maria Lamanna per esempio mi ha permesso di interpretare sul palco quasi all’unisono tante corde diverse dal comico al drammatico, Ishan in Siddharta, invece mi ha donato una compostezza e fatto uscire emozioni legate all’abbandono della regina amata portandomi al 2 posto dei premi Broadway Italy, il Clown di Federico Fellini un insieme di mille facce con accanto una grande e generosa Sandra Milo, scegliere non si può sono come dei figli per un padre. 

 

Quando chiedono a mio figlio: “cosa vuoi fare da grande”? Lui risponde:”L’attore”! È stato così anche per te?

Beh si; è stato così anche per me. Fin da piccolo ho sempre sentito che il mio mondo era questo ho sempre giocato ad imitare chi mi stava accanto e ricordo che mi chiedevo in camera di mia madre e cantavo recitavo ballavo da allora non ho più smesso di farlo; creare qualcosa dal niente ci avvicina all’eternità e mi appaga più di ogni altra cosa.

 

Cosa hai provato la prima volta a calcare il palcoscenico ?

Ricordo che la prima volta sul palcoscenico ero emozionatissimo sentivo il bisogno di riconoscere in me quello che sostenevo interiormente, ovvero che era quella la mia strada quindi una volta sopra il palco mi dimenticai di tutto e iniziai a vivere.

 

Cosa ti piace del tuo lavoro?

Del mio lavoro mi piace tutto, adoro veder montare le scene, costruirle con il regista, scavare sul perché il personaggio parla in quel modo lavorare sul movimento, insomma lavorare affondo e crescere nel personaggio giorno per giorno.

 

La tua figura ispiratrice?

Le figure che mi hanno colpito fin da piccolo sono tante da Pasolini, Magnani, Mastroianni, Monroe, Visconti, Almodovar…in loro riconosco molteplici talenti capaci di arrivare dritti al mio senso di Arte.

 

Cosa ti fa maggiormente arrabbiare?

Odio le ingiustizie, gli abusi di potere e l’ignoranza ma non quella di chi non conosce quella di chi sa ma fa finta di non sapere per comodità.

 

Il tuo libro del cuore?

Ho letto e riletto Lettere ad un giovane poeta di Rilke lo trovo un piccolo capolavoro dell’arte che aiuta gli artisti nel riconoscere se stessi.

 

Il film che avresti voluto interpretare?

Di film da interpretare ce ne sarebbero molti, la parte del figlio in Mamma Roma o Agrado in Tutto su mia madre o anche il figlio in Spettri.

 

Cos’è per te la serenità?

La serenità è poter tornare a casa con la consapevolezza di aver lavorato bene ad un progetto artistico e condividerlo con la persona che si ama.

 

Progetti per il futuro?

Dal 26 luglio al 26 agosto sarò con Siddharta al fringe festival di Edimburgo in una riduzione avvenuta tra la collaborazione per la prima volta in Italia fra Broadway ed Italia sono molto entusiasta e non vedo l’ora di essere li e far valere il nome del nostro paese insieme a tutta la compagnia.

 

La frase della tua vita?

La mia frase è: “Ho sempre confidato nella bontà degli sconosciuti”, tratto dal film Un tram chiamato desiderio.

 

Grazie per la cordiale disponibilità. Paola Sellaro

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