Scala, grande successo per Concerto di Natale con Beethoven protagonista


Il Concerto di Natale alla Scala, che sarà trasmesso in televisione il 24 dicembre alle 9.45 su RaiUno, è un gran successo. Il programma beethoveniano, con l’Ouverture “Leonore n.3”, la “Fantasia per pianoforte, coro e orchestra” op.80 e la ‘Messa in do maggiore’ op.86, vanta un mix azzeccato tra i registri del solenne, del sacro e del celebrativo che è adattissimo all’occasione. La sala è gremita. Orchestra e Coro della Scala sono “in palla” e li guida un direttore tra i più quotati del panorama odierno, quel Franz Welser Möst che sale spesso sul podio dei Wiener Philharmoniker e dirige stabilmente la prestigiosa orchestra di Cleveland da 13 anni. Insomma, va tutto oggettivamente molto bene. Il direttore austriaco, peraltro, merita gli onori che gli vengono tributati. Il suo contratto a Cleveland prevedeva che la sua stabilità terminasse nel 2018. Ma tanto si trovano bene con lui, negli Stati Uniti, che si sono già preoccupati di prolungarlo fino al 2022. Non è indizio da poco. Dice che è musicista serio, preparato e professionale.

E se Cleveland è l’orchestra che è, lo si deve anche alle sue doti di preparatore: non è, in altre parole, la figura che si limita a guidare bene una macchina da formula 1, ma è colui che la porta ai box e la mette a punto in ogni dettaglio. Alla Scala, dove guida una macchina non preparata da lui, però, tali qualità emergono molto meno. Serio, preparato e professionale quanto si vuole, Welser Möst sa essere noioso e prevedibile. Non un guizzo, non una soluzione imprevista. Soprattutto, fa ricordare con nostalgia cosa fosse il Beethoven di Barenboim, magari non sempre messo a punto come un orologio svizzero, ma che bastavano tre note per sentire la vertigine della profondità. Ouverture a parte, non è il miglior Beethoven quello messo in programma. La ‘Messa’, in particolare, è pagina sghemba, che alterna il sublime all’ordinario, la genialità al convenzionale. Proprio per questo, è cosa in cui un direttore di forte personalità può assumersi dei rischi e incidere, dicendo qualcosa di molto personale. Ma non è il caso di Welser Möst, ottimo preparatore ma interprete pallido, ordinario, come schiacciato da un eccesso di pudore. L’unica attenuante è che i solisti scritturati per l’occasione non sono fenomeni. Né il quartetto vocale, formato da Luba Orgonásová (soprano), Gerhild Romberger (mezzosoprano), Christian Elsner (tenore) e Wilhelm Schwinghammer (basso), né il pur ottimo pianista Andrea Lucchesini, che stavolta è apparso stranamente un po’ impacciato.

Nina Zilli: da venerdi 3 Aprile in radio il nuovo singolo #RLL (Riprenditi Le Lacrime)
Umbria Jazz 15: dal 10 al 19 luglio a Perugia
Ultima Fermata – trailer
Previous ROBERTO BOLLE AND FRIENDS Dal 28 al 31 dicembre 2015 Teatro Regio Torino
Next Scala, giù il sipario con insulto. Duello Chailly-regista

No Comment

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *