Sfilate addio? New York pensa a show alternativi


La Camera della moda americana starebbe studiando una formula più contemporanea. Giusto? Sbagliato? La giornalista di moda, Giusi Ferrè: «Segno dei tempi interessante, ma gli show degli stilisti restano fondamentali»

L’air du temps. Il mondo (della moda) che cambia. New York mette in discussione le sfilate. E pensa a show alternativi. Il Cfda, la camera della moda americana guidata da Diane von Fürstenberg, starebbe studiando una formula più contemporanea per presentare le sfilate degli stilisti,rivela il Wwd, la “bibbia” della moda. La ragione? Il business. Ovvero, l’impossibilità per i fashion designer di proporre le nuove collezioni nei department store nel momento stesso in cui vengono presentate: sempre più clienti vogliono poter acquistare subito cappotti, trench, abiti visti in passerella. Senza dover aspettare l’anno successivo. Così è la (dura) legge del (fast) fashion.

«Non solo stilisti & buyers. Un po’ tutti ci stiamo lamentando delle sfilate. Specie le persone – i clienti finali – che sono davvero confusi a causa dei social media», dichiara a Wwd la stilista Diane von Fürstenberg,«La possibilità di vedere in tempo reale le immagini delle collezioni su Facebook e Instagram, ad esempio, porta le persone a volere subito abiti e accessori che non saranno nei negozi prima di sei mesi. Per questo le sfilate devono essere più vicine alle esigenze dei clienti».

Da dove ripartire? Mettere al centro l’abito o i clienti, si domanda Wwd. Tra le ipotesi studiate a NY ci sarebbero presentazioni top secret come ai tempi della haute couture parigina (Christian Dior vietava, per esempio, ai giornalisti persino di disegnare bozzetti), seguite da show più “democratici” aperti a tutti. E “pre-collezioni” a raffica, come fanno i colossi del low cost. Fino a oggi ci sono stati dei tentativi interessanti:Versace, per esempio, ha reso possibile l’instant buy durante la passerella.NY ha reso, invece, le sfilate più democratiche: Givenchy ha aperto le sue porte a 800 persone “normali” lo scorso settembre.  

«La moda precorre i tempi, e il segnale di New York fa riflettere:obbligherà tutti a un upgrade generale», spiega la decana delle giornaliste di moda Giusi Ferrè.  «Il fast fashion, la rete, i blogger, gli abiti delle Maison su Instagram, tutto ha portato a una gran confusione e a una voracità dei consumatori. Servono regole nuove. Ne ho parlato di recente proprio con Giogio Armani, e ci sta ragionando sopra».

È la morte in diretta delle sfilate? Vien da pensare a un film cult di Robert Altman, “Prêt-à-Porter“, dove la moda si mostra “nuda” nell’ultima scena del film con modelle che sfilano senza abiti.  «Assolutamente no. Gli show restano fondamentali: l’abito vive sul corpo. E gli stilisti lo sanno. Un caso: Mariella Burani: nell’87 scelse di non fare sfilate e di affidare la collezione a Peter Lindbergh con un filmato e la famosa “donna in bicicletta”, ispirata alle partigiane. Tutto bellissimo, ma non credo sia stata poi un successo di vendita». Perché poi sì, by the way, la moda è business, bellezza.

Top Model of the World Italy 2014 prima puntata
Annarita Mattei intervista
Cabareboli 2015
Previous L’ABBIAMO FATTA GROSSA, GUARDA IL TRAILER CON CARLO VERDONE E ANTONIO ALBANESE ATTUALITÀ, TRAILER18/12/2015
Next Voci e suoni per la vita – 7 Aprile Teatro Gesualdo – Avellino

No Comment

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *